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Udine, partoriente rifiuta taglio cordone ombelicale: medici chiamano la Procura

Una neomamma non ha dato l’assenso ai medici per il taglio del cordone ombelicale a Udine, sostenendo che si doveva staccare da solo per alcune convinzioni religiose, non certo per la filosofia Lotus Birth: i dottori hanno chiamato le Forze dell’Ordine per avere l’autorizzazione tramite la Procura e salvare il bambino affetto da sofferenza fetale.

Neomamma a Udine non vuole taglio cordone ombelicale, la decisione dei medici

L’episodio si è verificato all’ospedale di Udine: una partoriente non ha dato il consenso per recidere il taglio del cordone ombelicale. La donna ha risposto ai medici che preferiva che si staccasse da solo e ha rifiutato la procedura medica praticata dopo la nascita del feto. Il team medico ha insistito, dopo essersi accertati che il bimbo appena nato era affetto da sofferenza fetale, ma la neomamma non ha voluto sentire ragioni. I medici sono stati costretti ad interpellare la Procura e farsi dare l’autorizzazione a procedere. I motivi del rifiuto della procedura da parte della madre sono legati al suo credo religioso e non per la Lotus birth, o nascita Lotus.

Partoriente non dà il consenso al taglio del cordone, cos’è la Lotus Birth

La Lotus Birth, in italiano nascita Lotus, avviene quando al bambino appena nato non viene reciso il cordone ombelicale. Il nascituro quindi avrà la placenta attaccata finché il cordone non si stacca da solo e conservando la sacca di placenta grazie a determinate procedure da fare a casa. Questa pratica ha preso piede durante gli Anni Settanta grazie a una infermiera, la quale ha partorito suo figlio in questo modo. Lotus è infatti il nome di battesimo della donna. E’ controindicata dai medici e dai ginecologi perché pericolosa per neomamma e neonato. Il pericolo di infezioni è sempre in agguato. Il caso della neomamma di Udine non riguarda la nascita Lotus, perché la donna non ha dato il consenso a causa della sua religione.

Udine, perché la Procura ha ordinato il taglio del cordone ombelicale

I medici non hanno perso tempo e per salvare la vita al neonato ed evitare dei gravi danni irreversibili hanno preso una decisione. I dottori hanno contattato il Procuratore Antonio De Nicolo. La risposta della Procura della provincia friulana è stata immediata e perentoria, ovvero salvare il neonato. La ragione di questa decisione è semplice: un dottore salva delle vite e dal momento che il pericolo di morte per il neonato era elevato, il trattamento sanitario era necessario. Se i medici si fossero rifiutati di praticare il taglio del cordone ombelicale per volere della madre e il bambino fosse morto, si sarebbe aperto un fascicolo d’ufficio. L’indagine è un atto dovuto dopo il decesso di un essere umano, specie in caso di assenza di intervento del personale medico. Qualora la neomamma vorrà denunciare l’ospedale, si procederà all’archiviazione per queste ragioni.

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